Racconti del brivido, ispirati al fantasma di Gropparello….: “Una notte al castello”

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Pochi anni fa io e la mia famiglia, composta dai miei genitori, me e mia sorella, siamo stati invitati dai proprietari del Castello di Gropparello a mangiare e a dormire lì, perché mio padre era un loro vecchio amico.
Era un giorno molto piovoso. Io e mia sorella, appena arrivate al castello, eravamo emozionatissime, come i nostri genitori d’altra parte; perché essere invitati per una notte a mangiare e dormire in un castello non capita tutti i giorni!
Appena entrati al castello, i Signori Gibelli, ci accolsero con molta gentilezza, offrendoci i posti migliori in sala da pranzo (vicino al camino visto che faceva molto freddo) e un maiale appena arrostito (squisito). Mentre tutti eravamo a tavola, gustando la cena, il proprietario iniziò a raccontare una vecchia leggenda sul castello: la storia di Rosania Fulgosio, giovane cortigiana costretta a sposare il duca del castello, nel 1200. Rosania aveva tradito il marito con Lancillotto Anguissola e per questo venne murata viva in una stanza sotterranea; da quel giorno la sua anima, secondo quanto ci disse Gibelli, girava per il castello, di notte, lamentandosi.
Mio padre non era terrorizzato dalla storia come me e mia sorella, anzi rideva di continuo. Dopo la buona notte tutti andarono a dormire, noi in una stanza unica. Di notte io e mia sorella sentivamo dei lamenti continui e ad un certo punto si sentì un grido proveniente dalla bocca di mia madre: diceva che ogni volta che lei e mio papà si addormentavano sentivano che non c’erano più le coperte; poi ci siamo addormentate, quando, a un certo punto, abbiamo sentito che il materasso si abbassava di continuo e le coperte continuavano a sparire.
“Questa è Rosania” abbiamo pensato continuando a piangere dalla paura. La mattina seguente eravamo terrorizzate e mia sorella urlò: “Rosania si è fatta viva!” E se n’è scappata in macchina; i miei genitori si sono scusati e se ne sono andati con passo veloce verso il parcheggio tirandomi per le braccia. Saliti tutti in macchina, mio padre ha accelerato al massimo e così siamo scappati da quel posto terrorizzante. Dopo questa esperienza penso che i fantasmi esistano veramente e che in quel posto non ci tornerò mai più!

 

(Ilaria Romanelli)

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