intervista Marotta

 

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Anche quat’anno il prof Marotta, docente di arte, ha deciso di allestire il corridoio di entrata con i lavori dell’anno. 

L’abbiamo intervistato per vedere come lavora e come lavorano i ragazzi.

Che tipo di lavoro svolge ogni anno nelle classi??

In tutte le classi qualsiasi elaborato è sempre collegato ad un percorso storico artistico.  Pertanto, è ovvio che io preferisca seguire un ordine cronologico: nelle prime, ad esempio, mi concentro sostanzialmente sulle grandi civiltà fino alla Grecia, non escludendo di partire più semplicemente dal punto, dalla linea, dal colore, dalla molteplicità delle forme che la natura e l’ astrazione ci offrono; nelle seconde, gran parte del lavoro svolto è orientato nella direzione delle geometrie formali, dei ritmi, delle prospettive. Quindi, si sperimentano alcune tecniche grafico pittoriche nella direzione di dissacrare e semplificare le forme della natura e dell’ arte; nelle terze, si cerca di ottenere risultati più maturi perchè legati a riflessioni anche di tipo teorico su alcune opere soprattutto del  900 e dell’ età contemporanea. Ciò non toglie che nel  contempo si recupererano percorsi artistici appartenenti anche ad un passato più o meno remoto . Dal punto di vista pratico , si cerca di ottenere risultati espressivi molto immediati, carichi di emozione e comunque legati ad una semplificazione formale meno istintiva e tecnicamente più raffinata ed elaborata.

I ragazzi svolgono seriamente i lavori che vengono loro assegnati?

Secondo il mio punto di vista, è sempre straordinario vedere  lavorare i ragazzi perchè le risposte operative che danno sono il più delle volte molto più creative di quanto io mi aspetti.  Inoltre, uscire dalle classi sempre con almeno un lavoro per ciascun allievo mi rende molto soddisfatto. Ciò vuol dire che, al di là del clima rilassato che accompagna sempre il lavoro, tutti operano sostanzialmente con serietà ed impegno.  Non posso tuttavia nascondere che mi  piacerebbe ottenere risultati ancora migliori.

Sceglie lei i lavori da esporre?

Sì, i lavori esposti li ho scelti io. In realtà questi lavori appartengono ai due primi mesi del corrente scolastico, per cui non c’è stata una vera e propria selezione. Diciamo che, per quanto riguarda le prime, ho privilegiato alcuni soggetti ispirati alla preistoria, con un netto riferimento alla figura umana e animale; nelle seconde, ho scelto una serie di elaborati astratti nei quali si privilegiano ritmi simmetrici; nelle terze, ho scelto manufatti legati alla geometrizzazione del volto umano e di matrice afro cubista.

Che abilità richiede ai suoi ragazzi?

Tre sono le cose che chiedo loro: cura della composizione; immediatezza espressiva; semplificazione cromatica.

Quali saranno i prossimi percorsi su cui intende lavorare negli anni a venire?

E chi  può dirlo?  Non ho neppure voglia di pensarci! Cerco di vivere con sufficiente serietà il presente.

Come sono le principali difficoltà dei ragazzi?

Quelle che posso avere io ogni volta che entro in classe senza possedere alcuna certezza. Sicuramente c’è da dire che i ragazzi spesso credono di non saper fare tantissime cose. Niente di più falso! Se l’adulto è totalmente disponibile a guidarli ,essi acquistano sicurezza e danno il meglio di sè. Se poi un qualsiasi risultato è anche frutto di inconsapevolezza il suo fascino è secondo me doppio.

E’ soddisfatto del lavoro svolto quest’anno?

Manca ancora qualche mese alla fine dell’anno scolastico! E’ presto per farne un bilancio.

Ha qualche sogno nel cassetto?

Vorrei riuscire a lavorare in tutte le classi su un tema comune. Mi piacerebbe poi realizzare alcuni soggetti tridimensionali legati alla scultura.

Che studi ha fatto per diventare docente di arte?

Il liceo artistico, che ho frequentato a Salern, la mia città, e poi l’ Accademia di Belle Arti di Brera.

(Eva Consigli, Simone Lorusso, Denilson Fialho)

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