Intervista alla nonna amica

Da gennaio fuori della scuola, all’entrata, c’è una volontaria che si preoccupa di controllare che noi alunni nei minuti prima dell’inizio della scuola, trascorriamo il nostro tempo in sicurezza. Fa parte dell’associazione Nonni Amici e abbiamo deciso di intervistarla per sapere di più su questa scelta di volontariato. Si chiama Francesca ed è nonna amica da 7 mesi.

Come è arrivata in questa scuola?

Mi è stata data questa scuola perché i nonni amici operano in zona ed è stata inoltre anche la mia scuola media quando avevo la vostra età.

Cosa fanno i nonni amici?

I nonni amici innanzitutto nascono dalla collaborazione tra la Auser, un’associazione di volontariato, e il Comune di Milano. Sono un punto di riferimento per chi vuole sostegno, sono persone che controllano un po’ il territorio ma soprattutto sono osservatori, e fanno presente ai ragazzi o anche agli adulti, perchéspesso sono anche loro a trasgredirle, perché sono importanti le regole stradali.

Quindi non solo qui a scuola?

Soprattutto davanti ad edifici scolastici, di solito davanti alle scuole medie ma talvolta anche davanti alle elementari. I nonni amici non sono dei vigili, quindi non possono dirigere il traffico o dare multe, anche se secondo me ci vorrebbe un corpo specializzato per queste cose. Si dedicano a quei minuti la mattina all’entrata o all’uscita di scuola, in cui c’è grande movimento di gente.

Chi sceglie di fare il nonno amico?

Sono delle persone normalissime, non giovanissime, perché così hanno più tempo da dedicare al volontariato. Io, per esempio non lavoro più da qualche anno, quindi ho pensato di dedicarmi agli altri. Spesso appunto sono nonni, che cercano di essere vicini e di controllare la situazione. Ci si riferisce appunto all’Auser che è un’associazione di volontariato di zona che raggruppa le persone che hanno del tempo da dedicare.

Perché lo fate?

Per dare un po’ del nostro tempo alle persone o alle situazioni che ne hanno bisogno. A volte è per aiutare qualcun’altro, e non parlo solamente dei nonni amici ma del volontariato in sé, a volte ci rendiamo conto che noi siamo fortunati e altre persone no, comechi si occupa dei bambini in ospedale o di altre persone malate terminali, o magari dei senzatetto. Ci sono tante forme di volontariato che ci gratificano, ci fanno capire che abbiamo qualcosa da dare alla comunità e vi assicuro che quello che torna indietro è anche di più di quello che si dà, il tempo da dedicare a volte è veramente poco, ma ne basta poco.

E nel suo caso?

Credo sia appunto questa voglia di aiutare. Poi diciamo anche che mi alzo presto la mattina e quindi ho il tempo di fare questo servizio e infine mi piace essere in mezzo a voi, vedere i vostri comportamenti, sentire le vostre chiacchierate, vedere tanti col cellulare, che ormai abbiamo anche noi adulti. E’ bello osservarvi quando vi incontrate, capire che siete contenti di vedervi, sentirvi parlare di scuola… insomma è più stimolante che rimanere in un ambito dove ci sono persone della tua stessa categoria. Poi è sempre bello incontrare persone di diverso tipo, di diversa età, di diverso colore, di diversa religione, di diverso credo.

Come mai ha deciso di diventare una nonna amica?

E’ stata una concomitanza di fattori: qualcuno me ne aveva parlato e mi aveva detto che non era impegnativo come tempo, io sono una nonna vera, quindi ho anche dei nipoti e devo dedicare del tempo anche loro, ma fare la nonna amica significa dedicare poco tempo al giorno, è anche un modo per uscire di casa, per vedere la città in un altro momento della giornata, infatti la mattina presto ha un fascino particolare. Insomma quando me l’hanno proposto ho valutato e ho accettato, perchè ho pensato che fosse una cosa semplice da fare e il volontariato non deve essere per forza fare cose pazzesche.

Ma questo volontariato la impegna tutte le mattine o ci si altenra con altri in turni?

Ho dato il mio impegno per tutte le mattine, poi ci sono delle mattine in cui non posso. Ad esempio settimana prossima sono via due giorni, quindi non ci sarò, però è come uno stimolare la forza di volontà: alcune mattine vedo che piove o nevica o fa freddo e dico “Ma chi me lo fa fare…”, invece no, mi dico anche “hai promesso, hai detto che l’avresti fatto e adesso lo fai!”. E’ un modo anche per rafforzare la propria volontà, perchè non è che si fa sempre volentierissimo, qualche volta me ne starei a casa (non dico a letto ma a leggere o fare altro).

Insomma ci sono angeli che vegliano su di noi attraverso le loro vite semplici e normalissime. E’ bello sapere che non siamo soli.

(Raffaele, Valentina)

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